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L'equipaggiamento e le armi del Cavaliere

La maglia di ferro o husbergo


Inizialmente l’armatura dei cavalieri era costituita da una cotta di maglia, una sorta di tunica costituita da numerosi piccoli anelli di ferro intrecciati. Le armature di maglia sono formate da una serie di anelli di metallo uniti tra loro, di norma nella modalità Europea cioè 4-in-1 per cui ogni anello è collegato ad altri quattro. Gli anelli devono essere fabbricati e uniti uno per volta. Per ottenere gli anelli l’armaiolo deve partire dal ferro, tirarlo in un filo uniforme, avvolgerlo attorno a un cilindretto fino a formare una specie di solenoide e infine tagliare gli anelli usando un martello e uno scalpello con la punta larga abbastanza da tagliare agevolmente il filo.
Lavorando con le pinze bisogna poi aprire e chiudere i singoli anelli intrecciandoli tra loro, ma questo non è sufficiente: essendo già “rotti” sono facilmente suscettibili ad aprirsi di nuovo quando colpiti! L’armaiolo deve fabbricare dei piccoli chiodi (rivetti) con cui inchiodare tra loro le estremità degli anelli (appiattite a martellate per allargarle) in modo da tenerli chiusi.
Non è necessario che tutti gli anelli abbiano il loro chiodino: circa metà degli anelli in una maglia 4-in-1 possono essere saldati aumentando la robustezza della maglia ed evitando di dover fabbricare l’ennesimo rivetto minuscolo.
La maglia di ferro andava indossata sopra una apposita imbottitura chiamata aketon/gambeson, ovvero una protezione formata da strati di lino sovrapposti allo scopo di ammortizzare i colpi che la maglia di ferro incassava.
A partire dal XII secolo, per proteggere anche le braccia e le gambe, si iniziò a impiegare maniche e cosciali metallici.  Il peso di una difesa di questo tipo si aggirava attorno ai 9-14 kg, che gravavano soprattutto sulle spalle del combattente. Essendo la cotta di maglia flessibile, i colpi inferti con forza, anche se non tagliavano o penetravano il corpo, potevano provocare pesanti contusioni o fratture letali.
 

Tecnica di costuzione

L'Armatura

L’uso delle piastre di ferro si diffuse nel Trecento. È nel secolo successivo che si cominciò a portare armature metalliche complete per proteggere ogni parte del corpo. Sagomate in maniera tale da permettere che le punte e le lame scivolassero sulle loro superfici levigate, le armature a piastra potevano raggiungere un peso complessivo intorno ai 25 kg, ma ben distribuito, consentendo ai cavalieri di combattere e montare a cavallo senza particolari problemi. Le piastre venivano, infatti, sagomate in modo tale che, muovendosi l’una sull’altra, seguivano i movimenti del cavaliere. Alcune piastre erano incernierate e potevano ruotare una sull’altra, altre unite da perni che scorrevano in un’asola. Per facilitare lo scorrimento, molte erano connesse tramite stringhe interne di cuoio. L’impiego delle armature a piastra, grazie alla loro efficacia difensiva, permise di ridurre gli scudi, che, a partire dal Quattrocento, divennero più piccoli e leggeri.
Le armature spesso avevano delle fogge e decorazioni al bulino e, frequentemente, erano parzialmente verniciate. Bordi e fregi erano spesso in oro, o dorati. A partire dalla fine del XV secolo si diffuse anche l’abitudine di incidere disegni decorativi con l’acido. Tra gli elementi ornamentali c’era anche il cimiero del cavaliere, a volte davvero ingombrante ed elaborato, che rendeva agevole la sua identificazione sui campi di battaglia. Tuttavia, a partire dal XIV secolo, si iniziò a impiegare elmi meno ornati, in particolare il bacinetto con visiera, nato in Italia, con una celata ribaltabile sulla fronte, per poi essere sostituito dalla incernieratura laterale, molto più pratica.

La Spada


La spada è sicuramente l'arma medioevale più conosciuta e apprezzata.
Queste sono le parti che la compongono:
La lama, guardia,l'impugnatura e il pomolo.
La lama è composta da tre parti: debole, medio e forte, rispettivamente per la forza con la quale si sferra il colpo e per la capacità nella parata. Il codolo fa sempre parte della lama, ma su di esso viene montata la guardia o baffi, l'impugnatura e il pomolo. Quest'ultimo svolge l'importantissima funzione di bilanciare la lama, in modo che la spada sia perfettamente equilibrata e facile da maneggiare. Il pomolo stesso può svolgere la funzione di arma, così come la guardia, usando la spada in gioco stretto (da distanza ravvicinata) o brandendola come martello.
Quindi l’arma più importante era senz’altro la spada, simbolo stesso della sua dignità e della cavalleria. Fino al Duecento, le spade erano a lama larga e a doppio taglio, ma, man mano che le maglie di ferro vennero sostituite dalle armature a piastre, si diffuse l’uso di spade più lunghe e sottili, adatte a colpire di punta per infilarsi tra una piastra e l’altra. La spada medioevale era a doppio filo: quello rivolto verso chi la brandiva era detto "falso", mentre quello opposto "dritto". L'uso delle cotte di maglia rese vana l'affilatura delle spade, in quanto non era possibile tagliare gli anellini di ferro e in seguito , ancora più comprensibilmente, le piastre metalliche. La spada divenne così un'arma da botta e non più da taglio. Tuttavia, il debole era affilato per penetrare meglio con i colpi di punta e per rendere più efficaci i colpi veloci dati a distanza con la parte terminale della lama. La spada ha preso diverse forme col trascorrere dei secoli e in base alle regioni geografiche di produzione ed uso. Ci sono spade corte usate ad una mano e associate spesso ad uno scudo, un pugnale, una daga o un'altra spada corta. La spada a una mano e mezza, dal nome stesso, permetteva di essere impugnata sia da una che da entrambe le mani; Il fatto di poter usare entrambe le mani ha dato origine a lame più lunghe e robuste (e quindi più pesanti), così che i colpi potessero infliggere danni maggiori.

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La Spada a due mani

Successivamente venne prodotta la spada a due mani molto lunga, pesante e per le sue caratteristiche difficile da gestire, ma assai temibile (un colpo ben assestato era in grado di rompere le zampe ai cavalli lanciati in carica!

La Lancia

Altra arma tipica della cavalleria era la lancia, impiegata per caricare e travolgere i fanti e le altre schiere di cavalieri. Con il tempo si trasformò, aumentando la sua lunghezza e munendosi, a partire dal Trecento, di un’impugnatura con una protezione circolare, e soprattutto la vedremo nei Tornei.

Il Cavallo

Elemento fondamentale e costoso dell’equipaggiamento del cavaliere, i cavalli venivano impiegati in diverse attività. Vi erano quelli adatti per combattere, quelli per cacciare, quelli per le giostre e i tornei o per trasportare i armi e vettovagliamenti. Ovviamente la cavalcatura più onerosa era il destriero, il cavallo da battaglia. In genere si trattava di uno stallone di grosse dimensioni e resistente, ma anche agile nei movimenti. Le razze più apprezzate provenivano dall’Italia, Francia e Spagna. E se il destriero era il cavallo da battaglia o da torneo, per spostarsi veniva impiegato il “palafreno”, un cavallo con un carattere più docile e malleabile.
Il cavallo da battaglia vestiva, spesso, anche una protezione della testa, del collo e del petto. Il resto del corpo era rivestito da una gualdrappa colorata e decorata con le insegne araldiche del cavaliere, a volte imbottita per attutire i colpi (in alcuni casi gli animali erano protetti con una maglia metallica).
Se le regole della cavalleria imponevano rispetto per il nemico vinto, quando si trattava di nobile o cavaliere (pratica che permetteva di lucrare il riscatto dei prigionieri), raramente si dava la stessa possibilità ai fanti nemici in fuga, che venivano inseguiti e abbattuti senza pietà. Quando un esercito si muoveva, si dava sempre al saccheggio e alla devastazione del territorio nemico non solo per procacciarsi provviste e distruggere le proprietà dell’avversario, ma anche per dimostrare che quest'ultimo non era in grado di proteggere i suoi sudditi.

Lo Scudo
Contrariamente a quanto si possa credere, lo scudo è un'arma da offesa. E' vero che viene usato per la protezione della parte sinistra del corpo (la destra è protetta dalla spada), ma, soprattutto per i modelli più tardi (triangolare), veniva utilizzato anche per attaccare o contrattaccare.
Nel Medioevo, si hanno notizie di scudi dapprima rotondi, poi a mandorla (XIII sec.) Poi triangolari (lo scudo più noto) (XIV sec.), poi ancora più piccoli, chiamati boccolieri Già utilizzati nel XIII sec., ma divenuti molto in uso anche in ambito civile dal XIV sec.

L'Elmo

L'Elmo è un'arma bianca difensiva atta a proteggere passivamente la testa del portatore. Si tratta di uno degli accorgimenti difensivi più antichi cui il genere umano ha fatto ricorso per garantire la propria incolumità durante gli scontri. Ad oggi, è ancora parte integrante dell'equipaggiamento dei corpi di polizia e delle forze armate di fanteria. In araldica, l'elmo compare sia come carico dello scudo che come ornamento esteriore dello stesso.

Antica Grecia nell'antica Grecia si distinguevano quattro tipi di elmi: quello ionico, talvolta ornato; quello attico, con guanciali movibili; quello corinzio, con paranuca e guanciali fissi; quello ellenistico a visiera sporgente. Impero romano gli antichi romani portavano un elmo semplice, con una calotta di cuoio o metallo e guanciali a cerniera. Anche gli elmi barbarici non si diversificarono molto da quelli romani.
Medioevo nel XI secolo venne introdotto l'elmo normanno, ferreo e di forma conica, mentre solo nel XII secolo avvenne la differenziazione tra l'elmo dei condottieri e quello della truppa. Nel XIII secolo la forma conica venne abbandonata a favore di quella cilindrica decorata, con due fessure orizzontali per la vista e dei forellini per la respirazione. Dal XV secolo si produsse la celata, decorata con baviera e visiera mobili. Rinascimento il secolo seguente vide la nascita della borgognotta, che lasciava la faccia scoperta, mentre dal XVII secolo l'evoluzione delle armi segnò il declino dell'elmo.

Costruzione

La parte frontale dell'elmo è detta visiera e in taluni modelli è mobile, può cioè essere alzata per consentire una migliore visione e/o aerazione dell'armatura. Il retro invece è chiamato celata, tuttavia in alcuni modelli (soprattutto in quelli orientali) la protezione non è data dalla rigida celata ma da pteruges che garantiscono una maggiore mobilità del collo. L'elmo nella sua lunga storia è stato spesso oggetto di decorazioni artistiche.

 

La Mazza

Nei corpo a corpo, per fracassare le armature, acquisì sempre più favore la mazza ferrata. Minore impiego fu quello dell’ascia da guerra a manico corto, usata nel combattimento a cavallo. A partire dal XIV secolo, per i combattimenti a piedi, vennero introdotti anche gli spadoni dall’impugnatura allungata, da afferrare a due mani.

La Balestra

La balestra è un'arma da lancio costituita da un arco di legno, corno, o acciaio montato su di una calciatura (fusto) denominata teniere e destinata al lancio di quadrelli, frecce, strali, bolzoni, palle, o dardi. La corda viene bloccata da un meccanismo chiamato noce. Lo scatto avveniva tirando giù un piolo, nei modelli più antichi, o facendo pressione su una sorta di grilletto chiamato chiave. La corda veniva tesa grazie a un meccanismo a gancio chiamato crocco oppure, nei modelli più sofisticati, a un martinetto. La balestra ha una storia molto antica. È certo comunque che essa fu sviluppata solo dopo l'invenzione dell'arco per aumentarne la potenza e la gittata. Il suo utilizzo inizialmente fu sporadico e non decisivo per l'esito degli scontri in battaglia, forse a causa delle difficoltà tecniche che si incontravano nella sua costruzione e soprattutto a causa dei costi di fabbricazione. Sia la Grecia che la Cina rivendicano l'invenzione della balestra. È probabile che essa fu sviluppata indipendentemente da entrambe le culture, anche se non è chiaro quale delle due utilizzò la balestra per prima. A favore dei Greci c'è l'invenzione della balista avvenuta attorno al 400 a.C. Essa è una sorta di grande balestra, anche se il proietto della balista riceve l'energia dalla torsione di due grandi matasse e non come nella balestra dalla curvatura dell'arco. Inoltre, la balista era atta al lancio di pietre e dardi. Sembra, tuttavia, che fra i primi esemplari ve ne fossero alcuni aventi le stesse dimensioni di una balestra. Secondo alcuni autori greci nello stesso periodo erano presenti i gastraphetes, ma queste testimonianze sono posteriori e quindi incerte. A favore della paternità della Cina ci sono dei rinvenimenti archeologici di meccanismi di sganciamento in bronzo prodotti attorno al 200 a.C. e dei documenti scritti cinesi che descrivono l'impiego della balestra in battaglia attorno al 341 a.C. In battaglia l'uso della balestra in Europa (famosi e molto apprezzati i balestrieri genovesi) continua ininterrottamente dall'epoca classica fino al periodo di maggior popolarità tra l'XI e il XVI secolo, in seguito essa venne abbandonata a favore delle armi da fuoco.
Fino alla comparsa delle prime armi da fuoco, la balestra è stata l'arma più devastante che un singolo soldato poteva utilizzare. Infatti, ha un potere di penetrazione tale da forare le armature dei cavalieri. Inoltre, l'addestramento per il suo utilizzo, rispetto all'arco, risulta più breve.
La balestra ha una fase di caricamento più lunga rispetto all'arco. Nella pratica ciò si traduceva nella necessità di assicurarsi un riparo durante la fase di caricamento; il lungo caricamento era bilanciato dalla notevole distanza di ingaggio, superiore a quella dell'arco. Proprio per migliorare l'efficacia dei balestrieri in campo aperto, soprattutto in presenza di tiratori nella parte avversaria, venne introdotto l'uso dei pavesi, grandi scudi di legno dietro cui i balestrieri si proteggevano durante la lenta fase di ricarica. Tali scudi potevano essere assicurati dietro la schiena oppure portati da un addetto, chiamato "palvesario". Proprio l'assenza dei pavesi nei ranghi dei balestrieri genovesi al servizio del re Filippo VI di Francia portò alla sconfitta francese a Crecy. Sempre nella medesima battaglia i francesi ricorsero allo stratagemma di montare su carri grosse balestre da postazione, in grado di scagliare frecce ad oltre 500 m, e con la possibilità quindi di essere spostate sul fronte, ma le cattive condizioni atmosferiche che avevano reso un pantano il campo di battaglia ne limitò l'utilizzo.
La balestra comportò un discreto cambiamento nelle strategie utilizzate in battaglia, ma soprattutto modificò l'approccio alla battaglia da parte dei nobili, che fino ad allora, protetti dalle armature e a cavallo, avevano sempre buone possibilità di uscire ancora vivi dallo scontro. Con l'uso massiccio delle balestre il rischio di morire aumentava considerevolmente. Inoltre, anche l'approccio delle battaglie venne generalmente preceduto dall'intervento dei tiratori che, sfruttando la vasta gittata e potenza delle balestre, potevano sfoltire i ranghi avversari prima del corpo a corpo e ripararsi in fretta dietro le vicine linee amiche se caricate da truppe di cavalleria, le cui cavalcature si dimostrarono comunque molto vulnerabili ai proiettili (il che li rendeva un facile bersaglio se esposte) o risultavano più lente se coperte da corazze abbastanza spesse da assicurare un'adeguata protezione all'animale (permettendo il riparo dei tiratori). Spesso le battaglie venivano precedute da un confronto a distanza tra i tiratori delle parti avversarie: il vincitore, una volta sgominati i tiratori nemici, avrebbe avuto un importante vantaggio tattico, mantenendo la possibilità di colpire a distanza le truppe avversarie e di coprire quelle amiche nell'avanzata e soprattutto impedendo al nemico ogni possibilità di fare altrettanto.
La balestra modificò a tal punto le regole dell'ingaggio in battaglia che il suo uso fu spesso osteggiato. Lo stesso papa Innocenzo II, durante il Concilio Laterano II del 1139, vietò l'utilizzo della balestra tra eserciti cristiani, mentre, non potendo avere influenza sugli eserciti musulmani e gli eretici, lo consentì contro questi.

 

La maggior parte delle balestre medievali avevano una potenza media di 45 chilogrammi, circa, ma con l'introduzione dell'arco in acciaio, furono costruite balestre in grado di sviluppare una potenza di oltre 500 chilogrammi con una gittata utile di oltre 450 metri.